As-Salam–aleikum ( ٱلسَّلَامُ عَلَيْكُمْ ) , la pace sia su di voi. È la forma di saluto per dire “ciao” o “buongiorno” in lingua araba. Me l’ha insegnato nei giorni scorsi un ragazzino marocchino conosciuto in oratorio, aprendomi senza saperlo una finestra sul mondo arabo che abbraccia numerosi popoli: dal Nord Africa, passando al Medio-Oriente, fino ad arrivare a zone dell’Asia.
As-Salam–aleikum, la pace sia su di voi. Dov’è la pace per quei popoli costretti a migrare verso una vita migliore? Oggi Papa Francesco è tornato a Lesbo, per incontrare i rifugiati bloccati sull’isola greca. Una visita fatta di ascolto e abbracci, ma anche di un forte monito all’Europa e a tutto l’Occidente. Nel suo discorso il Papa ha denunciato il silenzio e l’indifferenza, ed ha fatto sue le parole del patriarca ecumenico Bartolomeo pronunciate sempre a Lesbo nel 2016:
Chi ha paura di voi non vi ha guardato negli occhi.
Chi ha paura di voi non ha visto i vostri volti.
Chi ha paura di voi non vede i vostri figli. Dimentica che la dignità e la libertà trascendono paura e divisione. (…) Dimentica che la migrazione è un problema del mondo
Le parole del Patriarca ecumenico Bartolomeo ai rifugiati di Lesbo, citate oggi dal Papa
Oggi, seconda domenica di Avvento in preparazione a Natale. Oggi, a pochi giorni dalle polemiche sulle linee-guida interne della Commissione Europea sugli auguri e sui nomi cristiani. Oggi, in questo contesto, ci sarebbe da aspettarsi altrettanta indignazione e azione per tutti questi poveri Cristi in fuga dalla propria terra, alla ricerca di pace e di una condizione umana migliore, fino a mettere a rischio la propria vita. Fino a farsi fare prigionieri in prossimità di un confine. Alla pari di Maria e Giuseppe quando cercavano rifugio in un albergo ed erano in fuga dalla strage di Erode.

La riflessione è profonda e non va resa banale, né limitata ai soli numeri. Un Natale di pace significa prepararsi con un cuore che abbia almeno l’umanità di partecipare a un dolore. Di avere compassione. Con passione.
Aleikum as-Salam, e su di voi sia la pace. Così si risponde ad ogni saluto in lingua araba, invertendo l’ordine delle due parole. Un suono che mi affascina e che mi inquieta.


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