Quando si scrive un post sul Natale si rischia sempre di essere un po’ retorici. Però questo è il secondo Natale particolare. Sono giorni un po’ turbolenti e di incertezza, in cui il Covid sta facendo nuovamente incursione nelle nostre vite e nelle nostre case, destando preoccupazione.
A questo giro siamo meno preparati, forse perché non ci hanno ancora limitati negli spostamenti e, soprattutto, perché fino all’altro giorno c’era abbastanza libertà di azione, senza molta paura dei contagi.
Nel giro di poche ore ci ritroviamo a rivedere drasticamente tutti i programmi fatti per questi giorni. Stiamo scegliendo a cosa rinunciare, dove rischiare e soprattutto stiamo tornando a puntare all’essenziale: la famiglia, la tranquillità e il pensiero verso chi soffre o chi è solo. Questa condizione ci porta a vivere il Natale in maniera più intima, o se vogliamo spirituale.
Questi giorni stavo riflettendo sul senso del Natale per tutti, anche per chi non è cristiano. Il messaggio natalizio è infatti un messaggio di speranza e di luce, che viene dal Vangelo per i credenti, o arriva semplicemente dal Sole per tutti quanti. Non è un caso infatti che questa festa coincida con il periodo del Solstizio d’inverno: le giornate tornano ad allungarsi, restituendo pian piano lo spazio alla luce. Una sovrapposizione di simboli voluta e ricercata, che rende universale il messaggio di auguri e di speranza per ciascuno di noi.
Per tutti i cristiani questa simbologia ha un doppio significato, soprattutto se affiancata ai racconti del Vangelo: il figlio di Dio che nasce clandestino e in povertà in una mangiatoia, in solitudine e in isolamento, e viene al mondo per portare la luce e la speranza.
Ad ogni Avvento torno a rileggermi qualche scritto di don Tonino Bello sul Natale, è il periodo dell’anno in cui il venerabile vescovo di Molfetta è stato più produttivo. Mi sono imbattuto in queste parole:
«Anzi, da quel Natale, il volto spaurito degli oppressi, le membra dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita»
+ don Tonino Bello, “Andiamo fino a Betlemme”
Anche il concetto di beatitudine meriterebbe un approfondimento sulla sua declinazione in un’ottica laica, o più semplicemente umana. Questo per ricordarci che prima di etichettarci cristiani, dovremmo imparare ad essere umani. Ma ciò esula dall’obiettivo di questo post e lascio ai più volenterosi e bravi le riflessioni e le argomentazioni.
L’augurio per tutti (me per primo, non me ne vogliate) è che in queste festività riusciamo a gustare l’essenziale e la semplicità, pensando e agendo verso chi è più solo, e attendendo, insieme ed uniti, quei giorni in cui la luce avrà più spazio del buio. Perché sarà così.
Auguri di luce di un buon Natale e un felice anno nuovo.
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PS: L’immagine in copertina è una foto di un bellissimo mosaico che si trova negli USA (qui maggiori informazioni) realizzato da uno dei miei artisti contemporanei preferiti, il maestro Marko Ivan Rupnik del Centro Aletti di Roma … consiglio un viaggio virtuale tra i link proposti
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