I ricordi delle story su Instagram in questi giorni mi hanno fatto notare che, con la terza domenica di giugno, avremmo dovuto celebrare la Festa patronale.
È un vero peccato per l’ennesima tradizione che si interrompe. Anche perché la Festa Patronale fasanese è l’unica occasione durante la quale la comunità si reincontra in quattro giorni per strada, e si racconta. È un modo per fare un punto della situazione su se stessi e sugli altri. Un’occasione per sentirsi uniti e provare il piacere di vivere la propria città, a tutte le ore.
Non è solo devozione, anzi! È folklore puro.
Non solo in riferimento al tradizionale corteo storico de “La Scamiciata” che al sabato anima le strade principali, ma è folklore anche per via delle modalità con cui ogni fasanese vive questa festa fatta di tanti piccoli riti, degni di essere studiati dai principali antropologi: le maestose luminarie lungo i corsi principali; il panino con la salsiccia arrosto ogni sera in una macelleria diversa; lo Spumone del Bar Venere; le nocelle e i palloncini all’elio; la diana che ti fa saltare dal letto all’alba; la Cassa armonica in piazza con l’alternarsi delle bande musicali; i fasanesi che vivono fuori e tornano appositamente per farsi interrogare per strada da amici e conoscenti; la polemica sul cantante del lunedì sera; la sfilata politica; i richiami di don Sandro durante l’omelia della messa in piazza Ciaia; i commenti tecnici sullo spettacolo pirotecnico e il presidente del “Comitato feste patronali” da sacrificare ogni anno!
Un mix denso e divertente che a raccontarlo sembra quasi Springfield, la città dei Simpson. È questo che in realtà ci piace della Festa patronale. Una festa pop e folk, alla portata di tutti e con un legame viscerale con i fasanesi. Anche con i brontoloni che, molto spesso per distinguersi, in quei giorni si barricano in casa o si spostano in qualche città limitrofa.
Non vedo l’ora che ritorni! Anche se il pensiero di rimettermi in una fiumana di gente e passeggini mi toglie un po’ il fiato. Dopo tutti questi distanziamenti fisici, dovremo riabituarci a certi vecchi ritmi e ci vorrà un po’ di tempo.
Intanto per quest’anno «Passa il santo, passa la festa», ci si ridà appuntamento al prossimo anno. Sperando di poter tornare alla grande!


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