La città dello Zoo

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– “Di dove sei?”

– “Di Fasano, in Puglia”

– “Ah, la città dello zoo!”

Alzi la mano chi non si è mai imbattuto nella propria vita in una conversazione come questa. Lo zoo Safari di Fasano sin dagli anni Settanta è una della attrazioni principali e indiscusse del turismo pugliese. Molto tempo prima del riconoscimento dei trulli come patrimonio UNESCO (1996), del lancio del brand “Salento” (anni 2000), della rete di aeroporti e voli low cost e, ovviamente, prima ancora della più recente promozione turistica internazionale di borghi, mare e masserie fortificate (2005) che oggi fa da volano ad una buona parte del PIL locale e regionale.

Nonostante questo primato, ci ho impiegato poco più di 30 anni per rimettere piede nel Safari del parco faunistico della mia città (il più grande d’Italia e tra i principali in Europa). Eppure è distante da casa mia solo 1,5 km! È così vicino a casa che da piccoli ci andavamo a piedi con il Grest dell’Oratorio per la classica uscita del giovedì tra spettacolo al delfinario e giri gratis su montagne russe e “il tronco” (p. Luciano e p. Virgilio riuscivano sempre a strappare con la proprietà un buon prezzo del biglietto).
Ma del Safari non avevo memoria anche se mio padre afferma di avermici portato da piccolo, io sinceramente non lo ricordo (ovviamente ci rimane male quando glielo dico, ma questa è un’altra storia). Ci sono ritornato con piacere qualche giorno fa per accompagnare alcuni amici “di fuori”.

Fa un certo effetto girare con la propria auto e ritrovarsi bloccati davanti a un cerbiatto che ostacola la strada in attesa di una carota, oppure una zebra che ti scorta o un leone che si fa un bagno in un laghetto artificiale all’ombra di un ulivo secolare o anche una giraffa che allunga il collo per curiosare dal tuo finestrino.

Per quanto l’idea di avere degli animali imprigionati non mi entusiasmi, va riconosciuto che il Safari è una formula diversa e che nella maggior parte dei casi rappresenta una sorta di pensione per quegli animali nati e cresciuti in cattività e reduci dal circo. Il parco, nella sua spettacolarizzazione, si occupa comunque di contribuire alla salvaguardia delle specie ed il fatto che gli animali continuino a riprodursi nello zoo è sinonimo di benessere e buon trattamento.

Dopo averci trascorso una giornata intera è impossibile non uscirne entusiasti. Ce n’è per grandi e piccini. Se poi sei fasanese doc come me, ne esci orgoglioso ma anche con la solita sensazione che ci accompagna da ormai mezzo secolo: l’impressione che la nostra comunità e il nostro territorio non abbiano mai sfruttato abbastanza questa grossa attrazione, pur essendo un’iniziativa privata.

Negli ultimi tempi la proprietà sta lavorando alla destagionalizzazione del parco attraverso eventi tematici come la fiera del fumetto e la festa di Halloween e di Natale. Qualche decennio fa provò addirittura ad investire per la creazione di un parco divertimenti in una cava dismessa nelle vicinanze dello zoo, ma dopo mille vicissitudini e complicanze burocratiche fu dirottato in località Capitolo grazie al Comune di Monopoli che aprì le porte all’investimento (oggi l’acquapark sorge sulla costa al confine millimetrico con il Comune Fasano, sic!).

I problemi rimangono gli stessi, lo zoo va per conto suo nella sua iniziativa imprenditoriale, com’è giusto che sia, nonostante la difficoltà a raggiungerlo con servizi o mezzi pubblici (d’altra parte la stazione ferroviaria è già distante dal centro cittadino e nel Safari bisogna entrarci con un’auto), ma anche difficoltà nell’intercettare e dirottare il classico “turismo di giornata” all’interno del centro cittadino (fosse solo per una colazione, un aperitivo, una pizza serale o una sagra).

Ma nonostante ciò, dopo anni e anni di nuovi fenomeni turistici e imprenditoriali che portano in alto il nome della nostra città a livello internazionale (vedi le masserie del territorio), Fasano rimane sempre e comunque “La città dello zoo” e a noi piace inorgoglirci di questo ogni qual volta usciamo fuori Regione.

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