“Santo Padre, la aspettiamo a Fasano per il G7”. Queste sono le uniche parole che sono riuscito a farfugliare mentre, emozionatissimo, gli stringevo la mano. Impossibile non emozionarsi davanti a Papa Francesco, sia per il contesto solenne della Sala Clementina, sia per il suo essere senza dubbio una persona luminosa capace di parlare ai cuori e di offrire una visione di pace per il Mondo e per la nostra storia.
Come ci sono finito nella Sala Clementina al mattino presto del 29 aprile è una storia altrettanto bella. I Padri Canossiani, a chiusura del Capitolo Generale per il rinnovo del Consiglio, hanno organizzato un’udienza privata dal Santo Padre allargando l’invito a tutta la famiglia carismatica Canossiana (le Madri, i Laici e gli Amici della Congregazione). Abbiamo celebrato insieme i 250 anni dalla nascita della fondatrice Santa Maddalena di Canossa, una nobile coraggiosa e visionaria che lasciò tutti suoi averi per dedicarsi completamente ai poveri e all’educazione. Un’impresa ardua e quasi impossibile per una donna del 1700, divenuta realtà con il risultato di aver portato la propria opera di carità sin da subito in tutti i continenti della Terra.
Per chi come me ha avuto la fortuna di crescere all’Oratorio di Fasano, sicuramente avrà un bel ricordo di almeno uno dei tanti Padri Canossiani che dal 1976 si sono succeduti. Ognuno, a suo modo, ha lasciato un segno indelebile di carità, servizio, gratuità o semplicemente presenza. Avevo 12 anni quando ho iniziato a crescere con loro in Oratorio e in Azione Cattolica, imparando a diventare un cittadino. Servizio ai piccoli, Partecipazione alla vita comunitaria, Sinodalità e Cooperazione, questi sono stati gli esercizi in palestra per chi è passato da un Oratorio canossiano. Tutte esperienze che mi porto dietro ancora oggi, avendo creato un filo rosso che mi lega a loro, riconoscente di quanto bene hanno potuto fare a me, ma soprattutto alla nostra Fasano.
“Non siate vigili del fuoco, ma incendiari” ha detto loro Papa Francesco sull’esempio di Maddalena di Canossa. E questo messaggio vale per ciascuno, non solo per i sacerdoti o i credenti. Un messaggio di positività che ci sprona ad avere coraggio, ad osare, a togliere il freno a mano quando sentiamo che stiamo facendo la cosa giusta in un’ottica di giustizia e di attenzione verso gli altri, in particolare verso chi rimane indietro.
Questa giornata, e questo regalo ricevuto, non li dimenticherò mai.


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