È la prima volta che scrivo sul blog del mio nuovo lavoro. Lo faccio a distanza di mesi per parlare della mia prima esperienza da accompagnatore di 30 studenti dell’IISS Archimede di Taranto per 15 giorni di PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) all’estero a Berlino.
“Professó, quante fermate sono?”, questa è la frase che mi porterò nella testa e nel cuore. 15 giorni per mettersi alla prova, uscendo dal comfort della provincia, scorrazzando da Est a Ovest della città.
Non è stato tutto facile. La fatica più grande non è stata tanto alzarsi presto o affrontare il freddo di Berlino, quanto scontrarsi con la realtà di una lingua diversa. Fare la spesa, ordinare un panino, chiedere indicazioni: tutto diventa una sfida. Ma è proprio qui che si cresce: confrontandosi e, a volte, scontrandosi con ciò che non si conosce. Se poi ci aggiungiamo l’influenza che ha colpito docenti e studenti, allora si può immaginare come la sfida sia stata una vera e propria gara dell’epico “Giochi senza frontiere”.
Abbiamo visitato tanti posti iconici della storia recente dell’Europa e della tecnica automobilistica: il muro di Berlino, il museo della tecnica, lo stabilimento della BMW motors e tanto altro. Abbiamo sperimentato una cucina diversa da quella della tradizione italiana, ed anche spesso impegnativa: i wurstel, i crauti, i kebap e le kartoffeln.
Una bella esperienza di convivenza, in cui ci siamo fatti prossimi, tra fisiologici alti e bassi, accogliendo le diversità e cooperando insieme per le necessità del gruppo. Si sono create e rafforzate relazioni, tra studenti e docenti, che sicuramente porteranno ricchezza a ciascuno di noi e alla comunità scolastica.
Berlino non è più soltanto un posto lontano indicato sulla cartina. È diventata per noi il luogo in cui abbiamo riso, litigato, imparato nuove cose, e dove abbiamo scoperto che si può essere “a casa” anche a chilometri di distanza. Perché, in fondo, casa è fatta di relazioni, non di confini.
La stanchezza c’è, e si fa sentire. Ma possiamo dire che se tutto questo è servito a fare esperienza, lasciare un’impronta formativa agli studenti e, soprattutto, averli stimolati al futuro e ad aprire gli orizzonti… beh, allora ne è valsa la pena! E gli sguardi felici e grati degli studenti al rientro a scuola ne sono la prova provata.


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