In queste settimane ho avuto modo di toccare con mano un problema che si riversa su scuole, docenti e realtà sociali che operano nel campo della formazione e dell’educazione di bambini e ragazzi nella nostra città.
Ho scoperto che ci sono bambini di diverse nazionalità arrivati da poco a Fasano e che non parlano la lingua italiana. Questi ragazzi vengono inseriti regolarmente nelle classi della scuola dell’obbligo, ma la barriera linguistica non permette loro di mettersi al passo con gli altri. Le insegnanti e le scuole fanno i tripli salti mortali per seguirli, ma non possono perdere di vista il resto della classe (parliamo di una media di circa 30 alunni per aula).
Qualcuno di questi bambini stranieri ha l’opportunità, tramite i Servizi Sociali del Comune e se i genitori lo richiedono, di usufruire di servizi di accompagnamento ai compiti scolastici proposti dai volontari dei due Oratori ANSPI cittadini. Qualcun altro, invece, viene assistito da percorsi domiciliari finanziati dal CIISAF (il consorzio per la gestione dei servizi sociali dell’ambito di zona Fasano, Ostuni e Cisternino).
Ma tutti questi servizi non hanno efficacia se non si lavora per abbattere la barriera linguistica attraverso figure professionali chiamate “Mediatori culturali” o “Mediatori linguistici”, cioè persone in grado di mettersi accanto ai “nuovi arrivati” in un contesto a loro sconosciuto in lingua e cultura. Persone madrelingua o studiosi della cultura che contribuiscono quindi all’integrazione.
Parlando e intervistando docenti e volontari, abbiamo scoperto ad esempio che in una scuola è stato assegnato un mediatore linguistico per sole 20 ore (totali!) da distribuire su quattro ragazzi stranieri. In pratica questo povero mediatore (o mediatrice) dovrebbe in sole 5 ore medie per ragazzo insegnare l’italiano e metterlo al passo degli altri. Io ragiono da ingegnere, non sono un sociologo o uno psicologo, ma mi sembra abbastanza complicato come obiettivo da raggiungere. Dal Consorzio hanno fatto sapere che non c’è copertura finanziaria per il servizio.
A seguito di queste informazioni raccolte assieme a Cinzia Caroli (assessora alle politiche sociali, infanzia, fragilità e pari opportunità), da sempre sensibile al tema anche per deformazione professionale, sono stati stanziati fondi dai capitoli di spesa per le pari opportunità del Comune di Fasano realizzando il progetto Xenìa (dal concetto dell’ospitalità e dei rapporti tra ospite e ospitante nel mondo greco antico). Si tratta di un progetto sperimentale per mappare le esigenze di mediazione linguistica/culturale per i bambini appena arrivati nelle scuole offrendo loro un servizio con ore integrative.
E’ solo una piccola risposta ad un problema grande che dovremo affrontare nel breve termine in maniera strutturale. Perché non è ammissibile che in un paese civile, così come si dichiara il nostro, una persona, e peggio ancora un bambino o una bambina, appena giunti dalle nostre parti, non vengano accolti e integrati nella maniera idonea. Non si può far correre il rischio di venire abbandonati all’arte di arrangiarsi assieme alle scuole e ai servizi assistenziali.
Per “strutturale” intendo dire che il potenziamento delle ore di mediazione linguistica/culturale deve essere stabile, finanziato adeguatamente e costituire solo il primo passo verso una mappatura più completa che abbracci anche i disagi dei ragazzi (tutti, non solo stranieri) e degli altri componenti delle famiglie per lavorare ad una integrazione completa e non per non lasciare nessuno indietro.


Lascia un commento