Cinque anni di assenza. Anzi, cinque anni di altra presenza. Il 2 agosto 2016 dopo una lunga malattia si spegneva Guglielmo Minervini. Un innovatore che ha saputo rivoluzionare la politica pugliese e la Puglia.

Guglielmo è ricordato da tutti come il fautore di “Bollenti Spiriti”, il programma per le politiche giovanili lanciato nel 2005 dalla Regione Puglia tramite l’Assessorato regionale alla Trasparenza e Cittadinanza attiva da lui guidato durante il Governo Vendola. Per la prima volta in Italia una Regione premiava tramite bando le idee più innovative, trasformando così i giovani in risorsa sociale sulla quale investire, emancipandoli dalla condizione di fardello “da sistemare”.
C’erano dei fondi europei non spesi da destinare alle politiche giovanili, e per la prima volta questi soldi vennero erogati direttamente ai protagonisti, senza intermediari, agenzie o quant’altro. Una idea così innovativa nella sua semplicità che venne premiata come Best Practice per l’anno europeo della creatività e la cultura 2009.
70 milioni di euro ripartiti in due progetti: “Laboratori Urbani” per il recupero di 148 edifici pubblici abbandonati e “Principi Attivi” per finanziare a fondo perduto fino a 25mila euro le idee/start-up innovative nel campo del sociale, del green e della tecnologia.
Ma Guglielmo è stato molto di più di questa rivoluzione gentile. E può confermarlo non solo chi ci ha lavorato accanto quotidianamente, ma chiunque abbia avuto l’onore e il piacere di incontrarlo anche solo una volta nel proprio cammino, o di leggerlo quotidianamente sulla sua pagina Facebook.
Gli incontri con lui andavano sempre così: uno sguardo luminoso, un sorriso accogliente di una mente brillante, una energica stretta di mano… e si entrava subito in sintonia con l’obiettivo di ascoltarsi e accogliere sempre nuove sfide.

Guglielmo è stato l’ideatore di quella che lui stesso ha definito “La Politica generativa”, meglio descritta nel libro-manifesto: un testamento sul futuro della politica e della partecipazione attiva dei cittadini.
Un modello che ha mosso i primi passi nella sua Molfetta con la candidatura a sindaco nel 1994 e che si è evoluto nel tempo dando origine alla “Primavera Pugliese” ideata da Franco Cassano e compiutasi con l’elezione di Nichi Vendola alla guida della Regione Puglia, di Vincenzo Divella alla Provincia di Bari e di Michele Emiliano al Comune di Bari.
Un mix di innovazione che ha saputo liberare le migliori energie della Puglia, riscattando la nostra Regione dall’oblio di terra del Sud. Ha saputo mescolare, provocare e mettere in discussione continuamente. Una innovazione che si è tradotta in pratica amministrativa in ogni cosa che toccava, come ad esempio:
- Nel 2006 dopo un lungo processo partecipativo, viene emanata la “Disciplina della tutela e dell’uso della costa”, la Legge Regionale n.17 del 23 giugno 2006 (detta anche “Legge Minervini”) con la quale la Puglia pone un freno alla privatizzazione selvaggia della costa fissando al 60% la percentuale di spiagge libere per ogni Comune (una legge virtuosa come pochissime in Italia);
- Nel 2007 avvia i lavori per la scrittura e approvazione della “Legge sulla Trasparenza” (Legge Regionale n. 15/2008) con la quale la Regione Puglia diventa pioniera a livello nazionale ed europeo sul tema della fruibilità dell’azione amministrativa;
- Nel 2010 alla guida dell’assessorato ai trasporti, avviò una serie di processi per la mobilità sostenibile e l’integrazione del servizio di trasporto pubblico: la battaglia sul biglietto unico integrato per il trasporto regionale (non ancora concretizzatosi), gli investimenti sull’elettrificazione delle linee ferroviarie interne, la denuncia sui conti in rosso di Ferrovie del Sud-Est (poi rilevata da Ferrovie dello Stato), l’avvio delle velostazioni e la promozione della bicicletta con numerose iniziative rivolte in particolar modo agli studenti universitari;
- Nel 2014 è il primo amministratore pubblico a denunciare il fenomeno del Caporalato nel foggiano, proponendo il progetto di filiera etica denominato “Capo free- Ghetto out” con il quale si è provato a tracciare e promuovere quei prodotti pugliesi (soprattutto i pomodori in Capitanata) che non utilizzavano manodopera proveniente da ghetti o altri fenomeni di sfruttamento (propongo questa lettura interessante);
Come recitava lo slogan di una sua campagna elettorale, ecco “Chi c’è dietro?” queste piccole rivoluzioni di cui ancora oggi raccogliamo i frutti. Tutto oggi ci sembra normale, addirittura scontato, ma chi ricorda la Puglia di 15 anni fa può confermare che non è così.

D’altra parte, che tipo di cittadino poteva venir fuori dopo aver vissuto la propria gioventù muovendo i primi passi come pochissimi fianco a fianco con don Tonino Bello?
Ricordo ancora l’incontro che organizzammo con l’Azione Cattolica parrocchiale a Fasano per parlare con lui del “vescovo dei poveri”. Don Tonino arrivò in cattedrale a Molfetta con un Fiat 500 e un giovanissimo Guglielmo comprese subito che sarebbero diventati amici per sempre. Conservo gelosamente il video di quel racconto sul mio canale YouTube:
Incontro con Guglielmo Minervini – Fasano, 31 gennaio 2014 – Azione Cattolica Parrocchia Sant’Antonio abate
Guglielmo aveva una storia fatta di tanti passi, credeva fortemente nelle relazioni e nelle opportunità che ogni crisi poteva generare, permettendoci di guardare per primi e con anticipo al mondo nuovo.
Non è un caso che ancora oggi, dopo 5 anni dalla sua morte, le sue parole continuino ad illuminare in tanti. E non è un caso che molto spesso, i tanti che hanno avuto l’onore di seguirlo, si chiedono “Chissà cosa avrebbe fatto oggi Guglielmo“. Tutti immaginiamo cosa avrebbe detto, ma chissà cosa si sarebbe inventato per saltare gli ostacoli di queste nuove crisi.
Un casinista vero, di quelli buoni e rari, che ha testimoniato sempre e a tutti la “nostalgia del futuro”. Ecco perché ci manca. Ed anche tanto.
Per approfondimenti, consiglio l’interessante intervista del compianto Alessandro Leogrande pubblicata anche sul libro “La Politica Generativa”:


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