Premessa: La Chiesa fa la Chiesa, e il Papa fa il Papa: nello spirito, nella preghiera e soprattutto nella coerenza delle azioni. In questi giorni, mentre ancora piangiamo la perdita del caro (e tanto inascoltato) Papa Francesco e accogliamo con speranza il suo successore, Papa Leone XIV, è partita una sorta di “gara di salotto”: dai talk televisivi agli editoriali della carta stampata, tutti vogliono dire la loro.
Se dall’altra parte dell’Atlantico Donald Trump ha pubblicato sul profilo istituzionale della Casa Bianca un’immagine – generata dall’AI – che lo ritrae vestito da Pontefice, anche qui in Italia non sono mancati i bookmaker e i convertiti dell’ultima ora. Politici (pagati con le nostre tasse, e non dall’8xmille) che pur di stare sull’onda dei social si improvvisano sacerdoti, citano brani delle Sacre Scritture e mettono in guardia dal “tirare la mantella” al Papa, arrivando a sostenere addirittura che ciò che dice non è “politico”. Ma davvero ha senso separare così nettamente fede e impegno civile? Ancora oggi nel 2025? Ancora oggi, dopo il grande Pontificato di Francesco?
“Politico”: un termine da riscoprire
Che cosa significa, in fondo, “politico”? Se la scelta del nome Leone XIV è ispirata alla memoria del grande predecessore (fondatore della dottrina sociale della Chiesa Cattolica nel mezzo della prima rivoluzione industriale), e se il suo primo saluto al loggione di San Pietro — “La pace sia con voi” — è stato il cuore di un discorso di otto minuti in cui la parola pace è ricorsa ben nove volte, definita “disarmata e disarmante”, non stiamo forse parlando di un messaggio intrinsecamente politico? Inviti a costruire ponti, a praticare unità e carità; appelli a sospendere le guerre in Ucraina e a Gaza, a liberare gli ostaggi: tutto ciò può davvero essere “solo religione”?
Nella spiegazione della scelta del nome ha anche parlato della nuova rivoluzione in atto con l’intelligenza artificiale e la ricerca di un’etica per salvaguardare, anche, il lavoro delle persone. La sua storia, da quello che giorno dopo giorno apprendiamo, parla di quanto la sua vita pastorale sia stata missionaria (e politica nel senso spirituale del termine).
Spiritualità e azione: una tensione vitale
La Chiesa fa la Chiesa, e il Papa fa il Papa. Ma la spiritualità non può prescindere dall’azione. Prima di limitarsi a citare le Scritture, a partecipare alle processioni o a frequentare amici preti, ciascuno di noi è chiamato a domandarsi, con sincero spirito critico:
“Cosa significa questo per me? In che modo la mia quotidianità può sposare questo invito? E quanto il mio servizio nella società — come lavoratore, genitore, amico, politico — può contribuire alla pace e alla costruzione di ponti?”
Come ricordava don Tonino Bello nella celebre puntata di Samarcanda su Rai 3:
“Se sei credente, questo ti viene dal Vangelo; se non sei cristiano, ti viene dalla tua stessa sensibilità.”
Un pensiero personale
Qui, sul mio blog, la mia unica ambizione è custodire un ritaglio di riflessione personale. Avrei voluto scrivere ancora di Papa Francesco, di come certe “coincidenze” abbiano fatto sì che i suoi discorsi incrociassero anche i miei passi di vita — e persino del nostro incontro lo scorso anno — ma in fondo avevo scelto di restare in silenzio. Forse è proprio nel silenzio che nascono le domande più profonde.
E allora chiudo con questa provocazione: non limitiamoci ad ascoltare il “messaggio papale” come uno slogan da condividere nei social. Prendiamolo, mettiamolo alla prova nella nostra esistenza quotidiana, e — soprattutto — agiamo. Perché la vera coerenza nasce dall’incontro tra il pensiero, lo spirito, e l’impegno concreto.
Quindi, le cose sono due: o tacciamo, oppure ascoltiamo e ci diamo da fare nel costruire ponti e speranza.
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