Mancano ormai poche settimane alla scadenza elettorale per le regionali. Eppure, nel gran parlare politico di questa estate, non si parla di programmi, non si parla di temi, non si fa autocritica costruttiva su questi 20 anni di governo per rilanciare la nostra forza. A parte l’idea di vincere, qual è la visione che abbiamo? Quali errori abbiamo commesso e dobbiamo correggere?
Giovani, anziani e welfare
Caparezza lo aveva già cantato in “Vieni a ballare in Puglia”: dietro la musica e le feste ci sono anche ferite profonde. E oggi la politica sembra fare lo stesso: ballare sui nomi (di alcuni), dimenticando i contenuti.
Qual è l’idea che abbiamo del futuro dei giovani, che continuano ad abbandonare questa Regione? La Puglia ha un tasso di dispersione scolastica tra i più alti d’Italia con oltre il 12% di ragazzi che lasciano la scuola prima del tempo. Il 22% dei giovani pugliesi è NEET, cioè non studia e non lavora, e quasi il 70% dei 18-34enni non può permettersi una casa propria.
E qual è l’idea di welfare che abbiamo per i nostri anziani, spesso soli, con pensioni da fame e famiglie costrette a farsi carico di spese insostenibili per garantire cure e assistenza? Dov’è finito il dibattito sulla sanità? Inauguriamo grandi ospedali, ma le liste d’attesa continuano a essere infinite, soprattutto per i controlli.
E come ci prepariamo di fronte all’arrivo dell’intelligenza artificiale? Senza un piano serio di formazione, tanti lavoratori rischiano di essere sostituiti dalle macchine.
I temi dimenticati
Non si parla dei rischi di una turistificazione che porta economia ma, se non gestita, rischia di snaturare i nostri paesi e rendere impossibile ai giovani accedere a una casa. Non si parla di rafforzare la scuola pubblica, ma solo di ITS e formazione professionale. Non si parla di lavoro, di ambiente, di futuro. Solo nell’ultimo consiglio regionale si è tentato di sabotare un caposaldo della storia del centrosinistra pugliese con la proposta di rivedere l’unica legge in Italia che garantisce la ripartizione in 60% pubblica e 40% in concessione (la legge “Minervini”). Erosione della costa, accesso libero alla costa e servizi pubblici sulla costa. Ce ne ricordiamo solo in estate, e siamo ancora all’anno zero.
Nomi, veti e like
Vent’anni fa iniziò la “Primavera pugliese”: una stagione di entusiasmo e cambiamento che ha segnato la nostra Regione e i cui frutti abbiamo raccolto tutti insieme. Oggi, però, rischiamo che quella spinta si sia smarrita, sostituita da un dibattito sterile fatto di nomi e veti. No a Emiliano, no a Vendola: e mentre si discute di escludere due figure simboliche, restano al loro posto capibastone e consiglieri regionali con tre o più mandati.
La politica non può ridursi a un like. “Decaro mi piace”: sì, anche a me. Ma la domanda è un’altra: a che prezzo? Cosa vogliamo fare della Puglia, come sogniamo il suo progresso nei prossimi dieci anni? È con questo criterio che dovremmo dire sì o no a chi deve stare nella coalizione.
I personalismi e i sovranismi lasciamoli al centrodestra, a chi un tempo chiedeva “pieni poteri” dal Papete. Noi, invece, dobbiamo recuperare lo spirito di partecipazione e di visione che fece nascere la Primavera pugliese.
Perché la vera sfida non è ballare sui nomi. È scrivere, insieme, il futuro della Puglia.
La vera sfida
La discussione deve essere rapida, onesta e nelle sedi opportune, non sui giornali. Decaro ed Emiliano si parlino nel PD, i partiti si confrontino nelle segreterie. Perché la loro forza non nasce solo dai voti personali, ma dal sostegno di una comunità politica. Da soli, nessuno sarebbe arrivato fin qui.
Parliamo allora di sanità pubblica, di giovani, di lavoro, di scuola, di case, di welfare. Di come questa Regione non deve tornare indietro, continuando ad essere davvero inclusiva e giusta. Perché senza un progetto, senza una visione, la politica rischia di ridursi a una sterile contesa di nomi, di like e di capibastone che cadono sempre in piedi mentre tutti gli altri si azzuffano.
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