Una breve sintesi sulle ultime vicende politiche e personali: dalla mia possibile candidatura alle regionali, al passo indietro per continuare con più slancio a stare insieme e a fare comunità.
Scrivo anche questa volta un po’ in ritardo.
Questo tassello del mosaiko va messo assolutamente!
Nelle scorse settimane si è parlato molto della mia possibile candidatura alle elezioni regionali con Sinistra Italiana. Dopo aver dato pubblicamente la mia disponibilità, ho dovuto fare un passo indietro.
Ma i passi indietro, molto spesso, servono per prendere meglio la rincorsa e correre più avanti.
Non mi sono candidato, sia per una scelta personale, sia per questioni legate all’organizzazione della lista e del partito. Sono cose che accadono quando si vive la politica in libertà, con serenità, come servizio, con le proprie idee — e non come un lavoro o un ufficio di collocamento.
In questi giorni continuo piacevolmente a ricevere tanto affetto, e anche un po’ di stupore per la mia assenza dalla “gara”. Anche da chi non me lo aspettavo. Questa notizia ha generato curiosità, dialogo, confronto. Ed è bello così.
È sempre bello girare per strada e sentire il calore di tanti. Grazie davvero a tutti.
E adesso alle elezioni?
Alle prossime elezioni regionali so bene da che parte stare: sosterrò Nichi Vendola con AVS-Sinistra Italiana. Un voto per riscoprire le origini della Primavera pugliese (tanto dimenticate negli ultimi 10 anni). Non un voto nostalgico, ma un sostegno per tornare a sognare in grande, ad avere visioni di progresso concreto, riscoprendo quelle radici che hanno cambiato radicalmente la nostra Regione. Uno sguardo che investe nel futuro.
Per quanto riguarda me, ovviamente non è finita qui.
Non è un ritiro, né un disimpegno: continuo a fare il consigliere comunale a Fasano, rispettando il mandato ricevuto da 389 persone (ogni volta che ci penso mi vengono i brividi, e non posso dimenticarlo). Abbiamo davanti ancora un anno e mezzo di lavoro, e sono molto contento (e soddisfatto) che il sindaco Zaccaria abbia deciso di non dimettersi restando così alla guida della città.
Rimango qui, come sempre, a fare ciò che mi è sempre piaciuto: fare comunità. Come mi hanno insegnato a casa e in oratorio. Non mi piace fare il “delegato”, nè tanto meno mi sento un “espertone” in ogni disciplina: preferisco fare insieme, ascoltarci a vicenda, condividere le nostre competenze per costruire relazioni che si arricchiscano, preoccupandoci sempre di chi rimane indietro. Fare sì, senza prevaricazioni, ma con una visione collettiva e condivisa.
Non disperdiamo questa energia.
Mettiamola a frutto, per la nostra comunità e per le cose di tutti.
Io ci sono, sempre.
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